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...mi sono perso ad Istanbul e non mi trovano più...

Finalmente sono riuscita a fare il viaggio che sognavo da almeno quattro anni, e sopratutto sono riuscita a farlo con chi davvero mi conosce profondamente: con la sola persona con la quale non c'è bisogno neanche di parlare per capirsi al volo. Questo, neanche a dirlo,  ha aggiunto valore e significato ad un'esperienza che già da sola rimarrà scolpita nella mia memoria in eterno.

Istanbul. Sospesa fra terra e mare, sospesa fra Europa e Asia, fra modernità e tradizione, fra oriente ed occidente. Sospesa.
E sospesi nell'aria restavano i nostri occhi che correvano in sù fino alla cima dei mille minareti che disegnano l'orizzonte di questa immensa, sognante metropoli.
Non riesco a descrivere l'emozione di chiudere gli occhi e assaporare gli odori di carne e spezie sprigionati dalle centinaia di "Meyhane" lungo la Divan Yolu mentre l'aria tutto intorno veniva riempita dal melodioso canto del Muezzin della Moschea Blu.
(Che per inciso, ci svegliava anche alle 5,30 con il medesimo canto ma che in quell'occasione, non capisco perchè, risultava essere molto molto meno melodioso del solito!!!).

Rimpiango di non aver assaggiato uno di quei (loschi) panini con il pesce appena pescato lungo le rive del Corno D'Oro, lungo il molo di Eminonu o di non aver degustato almeno una tazza di tè sotto al ponte di Galata, ma d'altronde non ci poteva essere tempo per tutto.

Fortunatamente siamo state graziate da una meravigliosa giornata di sole, domenica, mentre scivolavamo silenziose sulle onde del Bosforo, sorseggiando un ottimo tè fra Asia e Europa...non vedo l'ora di vedere le mille foto che Chiara ha scattato al famoso ponte sospeso...che impressione vedere questa lingua di sottile asfalto che si allunga per oltre un chilometro sospesa in aria!!!
Peccato non aver avuto la possibilità di percorrere il ponte da sopra e fare una sosta nella parte asiatica...sarà una delle motivazioni per tornare, prima o poi.

E cosa dire del magico mondo del Gran Bazar? Il Suk più grande del mondo, dicono....
Il primo giorno ci siamo letteralmente cadute dentro senza neanche accorgercene e siamo rimaste immediatamente catturate da quella girandola di colori, luci, voci ed odori che, sulle prime, mi hanno un po' stordita e confusa.
Centinaia, forse migliaia, di volti da ogni parte del mondo intenti a scrutare, contrattare o semplicemente a toccare con mano l'infinita varietà delle merci esposte; un vortice di tappeti preziosi, lanterne di vetro colorato (..j'adore...non ho resistito e ne ho comprata una!) ceramiche bianche, blu e rosse ispirate a quelle che rivestono le pareti della Moschea di Sultanhamet.
E poi gioielli. Tantissimi. Mai visto tanto oro e pietre preziose in vita mia...una sorta di Ponte Vecchio all'ennesima potenza. Credo che i miei occhi siano rimasti incollati quà e là su qualcuna di quelle vetrine...certo, non è tutto oro quel che luccica e, forse, la truffa è dietro l'angolo...però mio dio come luccicavano!!!

Ho adorato tutto di Istanbul, dalle polpette di agnello al tè servito nei bichierini di vetro...e anche i mille spazzini che con solerzia svizzera ripulivano incessantemente la strada ed i marciapiedi da ogni sporcizia, facendoci scoprire - con nostra estrema meraviglia - una città dove neanche il più piccolo francobollo di carta giace abbandonato in terra.

Il brutto tempo poi, ci ha portato un paio di volte a ripararci dentro la Moschea Blu, dove, capo velato e tanto rispetto, abbiamo passato un po' del nostro tempo sedute comode sul morbido tappeto dell'immensa e accogliente stanza che ad ogni ora del giorno ospita i fedeli in preghiera.
Non sono mai stata troppo spirituale né tanto meno religiosa ma devo dire che sedermi in Moschea, anche solo per riposare, mi ha regalato attimi di pace e relax che difficilmente ho provato in altri luoghi di culto.

Non ho molte altre parole per descrivere questo viaggio...non ci riesco e mi spiace di non essere un'abile scrittrice per poter rendere al meglio, attraverso le parole, le emozini della scoperta.
Ci tornerò, è sicuro. E questa è una promessa.


    


Pubblicato il 7/11/2007 alle 19.9 nella rubrica Diario.

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